I FAGIOLI

Il fagiolo  è una pianta della famiglia delle Leguminose.

Fu importato, a seguito della scoperta dell’America, in Europa dove esistevano unicamente fagioli di specie appartenenti al genere Vigna, di origine subsahariana: i fagioli del genere Phaseolus si sono diffusi ovunque soppiantando il gruppo del mondo antico, in quanto si sono dimostrati più facili da coltivare e più redditizi (rispetto al Vigna la resa per ettaro è quasi doppia).

Il fagiolo viene coltivato per i semi, raccolti freschi (fagioli da sgranare) o secchi, oppure per l’intero legume da mangiare fresco (fagiolini, o cornetti). Le varietà a ciclo vegetativo più lungo, nelle regioni temperate sono seminate in primavera, quelle a ciclo più breve in estate. Nel caso dei fagioli rampicanti è necessaria la collocazione di sostegni.

LA NOSTRA PRODUZIONE

 

FAGIOLI BORLOTTI

 

 

 

fagioli borlotti sono caratterizzati da colore beige, a volte tendente al rosato, con chiazze più scure di colore marrone o rossastro.

(Confezione gr. 500)

 

 

 

 

 

 

FAGIOLI CANNELLINI

 

 

I fagioli cannellini si distinguono per il colore bianco rosato e per la forma allungata.

(Confezione gr. 500)

 

 

 

 

 

 

FAGIOLI CIABATTONI

 

 

 

 

fagioli bianchi di Spagna sono detti anche fagioli corona o ciabattoni.

(Confezione gr. 500)

 

 

 

 

 

FAGIOLI CON L’OCCHIO

 

 

 

I Fagioli con l’occhio o fagioli dell’occhio sono tra le varietà di fagioli più famosi. Sono caratterizzati da colore chiaro di base e dalla formazione di una macchiolina nera nel punto in cui si congiungono al baccello. La macchiolina ricorda la forma di un occhio e da qui deriva il loro nome

(Confezione gr. 500)

 

 

 

 

 

FAGIOLI DIAVOLI

 

 

 

 

I Fagioli Diavoli sono fagioli marroni scuri, chiazzati di porpora.

(Confezione gr. 500)

 

 

 

 

 

 

 


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LE PATATE

Dal punto di vista nutrizionale le patate sono conosciute principalmente per l’alto contenuto in carboidrati (circa 26 grammi in una patata di 150 g, cioè medie dimensioni), presenti principalmente sotto forma di amidi.

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I CECI

Il cece è una pianta erbacea della famiglia delle Fabaceae.

I semi di questa pianta sono i ceci, legumi ampiamente usati nell’alimentazione  umana che rappresentano un’ottima fonte proteica.
La pianta presenta fusto peloso con altezza variabile tra 20 e 50 cm. Le foglie sono opposte, composte da foglioline dentate; i fiori sono solitari ascellari, bianchi, rosei o rossi; i semi, contenuti in numero di 2-3 nei baccelli, sono commestibili. Le radici della pianta possono penetrare nel terreno fino a 2 metri, e questo le consente di sopravvivere con pochissima acqua.
Il nome deriva dal latino  cicer. È noto che il cognome di Cicerone discendeva da un suo antenato che aveva una caratteristica verruca a forma di cece sul naso.
Il nome specifico arietinum si riferisce invece alla somiglianza che hanno i semi con il profilo della testa di un ariete.
Il cece coltivato deriva da forme selvatiche del genere Cicer, probabilmente da Cicer reticulatum. Le specie selvatiche si sono originate probabilmente in Turchia, mentre le prime testimonianze archeologiche della coltivazione del cece risalgono all’età del bronzo e sono state rinvenute in Iraq; i ceci si diffusero in tutto il mondo antico: antico Egitto, Grecia antica, Impero romano.

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LA CICERCHIA

Il Lathyrus sativus, è un legume, comunemente chiamato Cicerchia, appartenente alla famiglia delle Fabaceae,  diffusamente coltivato per il consumo umano in Asia, Africa orientale e, limitatamente, anche in Europa ed altre zone.

È una coltura particolarmente importante in aree tendenti alla siccità  ed alla carestia, detto cultura di assicurazione poiché fornisce un buon raccolto quando le altre colture falliscono. È anche nota con il nome di pisello d’erba, veccia indiana, pisello indiano, veccia bianca, almorta o alverjón (Spagna), cicerchia  (Italia), guaya (Etiopia), e khesari (India).
Il consumo di questa pianta leguminosa in Italia è limitata ad alcune aree del centro-sud ed è in costante declino

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LA ROVEJA DI CASCIA

Oggi è stata pressochè abbandonata ovunque e resistono solo pochi agricoltori in Valnerina, in particolare a Cascia e in una località vicino Preci, dove c’è una fonte detta dei Rovegliari.

In questa vallata la roveja si semina a marzo a un’altitudine che va dai 600 ai 1200 metri e si raccoglie tra la fine di luglio e l’inizio di agosto. La battitura è simile a quella della lenticchia: quando la metà delle foglie è ingiallita e i semi sono diventati cerosi, si sfalciano gli steli e si lasciano sul prato ad essiccare. Quando l’essicamento è completato si portano sull’aia e si trebbiano. Si deve poi liberare la granella dalle impurità con una ventilazione che avviene con setacci.
La roveja è resistente anche alle basse temperature, in genere si coltiva in primavera/estate e non ha bisogno di molta acqua. Ha grande valenza nutritiva perché molto proteica, in particolare se consumata secca, con alto contenuto di carboidrati, fosforo, potassio e pochissimi grassi.

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Storia e origini della roveja

Nei secoli passati questo legume era prodotto su tutta la dorsale appenninica umbro-marchigiana, in particolare sui monti Sibillini, dove i campi si trovavano anche a quote elevate. Questo tipo di pisello, dal seme colorato che va dal verde scuro al marrone per arrivare al grigio, cresce anche in forma spontanea, lungo le scarpate e nei prati, e nei secoli passati era addirittura protagonista dell’alimentazione dei pastori e contadini dell’area. Il declino della roveja iniziò nella seconda metà del XX secolo, con la maggiore redditività di altre colture e l’introduzione dei mezzi meccanici nell’agricoltura.
La sua origine non è ancora chiaramente definita: molto probabilmente proviene dal Medio Oriente. In Europa questa specie conosciuta fin dalla preistoria ha rappresentato, insieme a lenticchia, orzo e farro, la base dell’alimentazione umana nel neolitico. Sia i Greci che i Romani lo consideravano un legume prelibato.

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IL FARRO

Il farro dicocco o farro medio, o anche comunemente solo farro (Triticum dicoccum), è un cereale, parente stretto del grano. 

È una delle tre specie del genere triticum comunemente chiamate farro.
Le prime menzioni di questo cereale si ritrovano nella Bibbia. Era conosciuto e coltivato nell’antico Egitto. Ezechiele lo usava come uno degli ingredienti per il suo pane (Ezechiele 4:9). La farina di farro costituiva la base della dieta delle popolazioni latine. Il pane di farro veniva consumato congiuntamente dagli sposi nel rito della cumfarreatio, la forma più solenne di matrimonio dell’antica Roma.
Dopo la coltivazione di altre varietà di cereali, in particolare frumento, mais e riso, la coltura del farro è andata diminuendo nel tempo, fin quasi a sparire.
Divenuto quasi una coltivazione “di nicchia”, trova oggi una collocazione naturale nelle aziende biologiche.

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Coltivazione e raccolto del farro

Il farro cresce bene su terreni poveri di elementi nutritivi, in zone collinari tra i 300 e i 1.000 m s.l.m. La semina avviene in autunno, su terreno precedentemente preparato, utilizzando seme vestito. La preparazione del terreno non fa uso di diserbanti. La pianta è robusta e non abbisogna di concimi chimici o fitofarmaci, essendo resistente al freddo, alle malattie e agli agenti infestanti.  La raccolta, più tardiva rispetto a quella del grano, si effettua in estate con le normali macchine usate anche per la mietitura del grano. Il seme si presenta in tre varietà: il farro piccolo, il farro medio e il farro grande o spelta (dal termine inglese spelt). Gli ultimi due sono quelli comunemente usati per la coltivazione.

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LA LENTICCHIA

La lenticchia è una pianta annuale erbacea, alta da 20 a 70 cm. Gli steli sono dritti e ramificati. Le sue foglie alterne, composte pennate, contano da 10 a 14 foglioline opposte, oblunghe e terminano con un viticcio generalmente semplice o bifido. Sono munite alla base di stipole dentate. I fiori, a corolla papilionacea tipica della sottofamiglia delle Faboideae, sono di color bianco o blu pallido e riuniti in grappoli da due a quattro. Il calice è regolare, a cinque denti sottili e relativamente lunghi. La fioritura estiva avviene tra maggio e luglio. I frutti sono dei baccelli appiattiti, corti, contenenti due semi dalla caratteristica forma a lente leggermente bombata.
Il colore dei semi cambia a seconda delle varietà, dai più pallidi (verde chiaro, biondo, rosa) al più scuro (verde scuro, bruno, violaceo…).

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LO ZAFFERANO PURISSIMO DI CASCIA

Fiore antico e dal grande fascino, lo zafferano ha attraversato la storia dell’umanità, offrendosi per i mille suoi usi alle più diverse culture di tutti i tempi. (altro…)

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